23 anni fa nasceva...

13.03.2013 10:26

 

Esattamente 23 anni fa nasceva...
...un tale il cui nome spesso s'aggira tra i miei pensieri, Irvin Lepic! Insomma, son 23 anni!
Adesso preparo una bella torta imbottita di crema Chantilly, compro i palloncini ed organizzo una bella festa nella mia stanza in tuo onore.
Canto pure la canzoncina. Peccato non sarai lì nè a sentire nè a vedere, ma ti fischieranno sicuramente le orecchie.
L'uomo della mia vita, per ora. Finchè continuerò a sognare, chiaramente. Finchè riuscirò a sopportare il peso dell'uniteralità sentimentale. Finchè starò bene anche così, si potrebbe trattare di giorni, come di mesi, come di anni. Ti potrei anche rivedere oggi stesso, o tra qualche mese (che sarebbe nella norma, incredibilmente parlando).
13 Marzo.
Stanotte sono riuscita anche a sognarti, le fortune di chi come me è in grado di manipolare l'intero mondo onirico al quale appartiene ogni notte, al di fuori della realtà che purtroppo spesso non ci somiglia.
Mi sei passato vicino, adesso? Ormai ho le allucinazioni, ti vedo ovunque, chiusa parentesi.
Cazzo, sembravi tu. Richiusa parentesi.
Torniamo al sogno, quello mi aggrada di più da raccontare che dovermi soffermare sul fatto che probabilmente mi sei passato a fianco adesso, senza nemmeno salutare, carissimo il mio affascinantissimo festeggiato.
Cose serie:
Il sogno lucido. 
Prima di raccontare ciò che ho vissuto stanotte (niente di erotico, come invece potrebbero pensare i prevenuti e chi legge le mie opere improvvisate), per chi mai dovesse imbattersi in questo divertentissimo ed interessantissimo blog di livello culturale avanzato, vorrei riuscire a dare un due, chiamiamole, "dritte" sulla realizzazione di quello che viene generalmente definito nel gergo corrente un "sogno lucido". Innanzitutto, che cos'è?
Una sorta di manipolazione onirica. Solitamente un sogno riflette, almeno in parte, un avvenimento che ha riguardato la giornata di un individuo, anche un solo ed effimero particolare, come il passaggio di una rondine, o un impercettibile saluto di una persona semisconosciuta al quale non vi è stata alcuna risposta. Può essere frutto di un pensiero assillante, è comunque sempre riconducibile alla realtà che precede le avventure notturne.
Vivendo un sogno non pensiamo, lo portiamo avanti per inerzia, succubi degli eventi, dai più realistici ai più paradossali, e molto spesso nemmeno ci rendiamo conto che si tratti d'un sogno, per quanto possa essere distorta la realtà in esso rappresentata.
C'è invece un modo per guidare tutto questo.
A me accade da quando ero una bambina, mi viene naturale, pensare in un sogno, controllare il mio inconscio, muovermi a mio piacimento e far apparire quello che più desidero, il pensiero è il telecomando, basta riuscire a svegliarsi all'interno del sogno, senza però spegnerlo ritrovandosi a fissare il soffitto della propria camera.
E' una questione di allenamento, il modo più efficace per raggiungere questo stato di "coscienza nell'incoscienza" è trarre ausilio dai battiti bineurali, che gradualmente passano dalle onde alfa, per completarsi in quelle theta e poi, nella fase più profonda, nelle onde delta.
20 minuti sono sufficienti, è necessario solamente uno stato di completo rilassamento prima di cominciare.
Come rilassarsi? Usare l'autoipnosi? Anche.
Sdraiarsi sul letto, a pancia in su, gli altri non devono incrociarsi tra di loro, le gambe un po' divaricate e le braccia che seguono i contorni dei fianchi. Inspirare ed espirare profondamente. I primi 2/3 minuti è consigliabile tenere gli occhi aperti e fissare un punto preciso della stanza, senza che questo evochi alcuna emozione o ricordo, iniziando ad autosuggestionarsi, "mi sto rilassando - sono sempre più rilassato" e così via, man mano che si procede di questo passo il corpo inizia a perdere la sua "consistenza", non vi è alcuna tensione, gli occhi vanno chiusi e l'autosuggestione deve continuare la sua corsa.
Ci si deve immedesimare in una situazione in cui si scendono delle scale, in cui si cala sempre più in profondità. Fare finta, per esempio, di scendere le scale di casa, all'infinito rispetto a quelle reali che dopo qualche gradino terminano.
Scendere, scendere sempre di più. Continuare a rilassarsi e focalizzare il punto chiave al quale si ambisce a realizzare nella dimensione onirica:
nel mio caso, nel mentre il rilassamento s'evolveva, pensavo assiduamente "Io lo voglio, lui mi vuole, io lo voglio, lui mi vuole", senza mai distogliere la concentrazione da tutto ciò.
E' molto importante non farsi distrarre, moltissimo. La stanza deve essere possibilmente buia e tranquilla, nessun rumore deve infastidire, a parte i 20 minuti di battiti binaurali che aiutano a raggiungere lo stato di trance al quale poi ci si abbandona, protagonisti della realtà fantastica (una sorta di "Reality" de "Il tempo delle Mele"- "La Boum (in lingua originale) ).
Ci vuole solamente allenamento prima di riuscire a manipolare i sogni ogni notte, la forza di volontà e la mente, unite in un unica entità, creano dei veri e propri miracoli, ed il benessere è garantito.
Tornando, invece, al mio sogno.
Beh, l'ho visto, la situazione era particolare, non sempre è semplice rendere nel dettaglio le panoramiche di un sogno (altrimenti sarei stata io la protagonista di Inception, per la gioia di Nolan). Eravamo al città fiera, io e lui, era da tanto, tantissimo tempo che non lo vedevo, e finalmente riuscimmo ad incontrarci. Decisi di portarlo a vedere la mia vecchia scuola dove ancora qualche professore che mi aveva educata insegnava, vari saluti e convenevoli, salimmo poi nella sua macchina nuova (sì, quella bianca, da pappone!), chiacchierando. Lui, come nell'effettiva realtà, appariva come avvezzo teso ed agitato. Ad un certo punto si fermò e scese dall'auto, mentre io fingevo di star quasi per addormentarmi nel sedile affianco, sorridendo beffarda. Mi lasciò sola in macchina, anche se ci sentivamo via messaggio.
Ad un certo punto pensai di uscire per raggiungerlo, e proprio in quel momento tornò in macchina da me, convinto di certe idee le quali non sto a divulgar troppo.
Raggiungemmo il mio vecchio appartamento di località balneare, quel che ora ormai abbiam venduto, parcheggiammo e ci incamminammo verso il portone d'ingresso, ecco che però, proprio in quel momento sopraggiungeva mio padre. Erano quasi le 18, chiaramente a quell'ora era solito rincasare dopo lavoro, non potè non notarci assieme alla sua compagna (da ormai 8 anni, mi dispiace Mamma). Mi diede il permesso di portarlo a casa, e nell'imbarazzo più totale prendemmo tutti assieme l'ascensore, mio padre decise di scendere al quinto piano per farsi qualche rampa di scale un po' a caso, noi ci fermammo direttamente al quarto. A casa ci aspettava mia nonna, Irvin continuava a tenermi per mano e andò nella mia camera, mentre io mi volevo un attimo sistemare per essere ancor più bella solo per lui.
Mi agghindai, compiaciuta e lo raggiunsi.
E mi svegliai, perchè alle 7 di mattina la sveglia decide di interrompere sul più bello tutto quanto perchè l'università m'aspetta.
Insomma, spero di avere un continuo stanotte.
Ma quanto era bello? Quanto? Era proprio lui, con i suoi pantaloni beige, le scarpe marroni, il cappotto nero e la sciarpa rossa. Gli occhiali, gli occhi sfuggenti.
Era così... Reale.
Non so per quanto mi potrò ancora accontentare di sognarlo, ormai ho decisamente rinunciato all'orgoglio e a far finta di niente, è palese quello che sento per lui, anche se immotivato, ma chissene frega, no? E' bello anche così.
Aspettare, non aspettare, sperare, non sperare. Le paranoie, le gelosie, i giochi.
Deve essere tutto così difficile? No. Non ci penso più in maniera negativa, assolutamente no, non ne vale la pena. L'amore, o ciò che gli è affine per significato o sensazione, deve essere, DEVE, qualcosa di positivo, e non in maniera relativa. Se si parla di tristezza, di disperazione, beh, quello non è amore, quel male di vivere che ti preme nel momento in cui vieni rimpiazzato dalla persona che ami o ti porti appresso la sua indifferenza, nulla deve portarti alla tristezza, se ami sei sempre felice, ed io col tempo l'ho imparato, nonostante le cose non vadano come ho sempre voluto andassero tra me e lui.
Non ce n'è stata la possibilità, non ne ho avuto l'occasione. Non sono mai riuscita a farmi conoscere quanto avrei voluto, in qualche modo credo di avergli dimostrato soltanto quali fossero i miei lati peggiori, e non me lo so spiegare il perchè. Nel momento in cui esco con un uomo riesco ad essere espansiva, critica, pecco anche di presunzione o arroganza, ma vengo sempre marchiata del titolo di "Miss intelligenza, stramberia e velata simpatia", insomma, mi ritengo una persona affascinante. Perchè con lui non ci sono riuscita?
Ho sbagliato tutto, forse?
Il tempo, il tempo che corre, e non puoi stringere, è sempre un passo avanti a te in quel labirinto di strade che non portano quasi mai alla giusta uscita. Ti senti smarrito, il tempo ha preso la sua strada e lo stai cercando, sbagliando ogni volta via, sbagliando tutto.
Per poi reincontrarlo, superati gli ostacoli, ma non ti aspetta, per scomparire di nuovo in quella strada che è giusta ma tu non vedi. C'est la vie, La Vie Est Belle.
Vorrei tanto mi passassi a fianco per poterti scorgere anche per un solo secondo, maledetta distrazione, dove ho la testa quando serve? Non riesco proprio a capire se eri ad esser passato quì di fianco, come faccio a capirlo? In quest'aula così grande, mi sento osservata e soffocata e non riesco a intravederti, l'unico che vorrei ammirare anche per ore, in silenzio.
C'è storia del diritto medievale quì che mi osserva, damnatio. Mica tu, il libro.
Quest'ossessione sta consumando la mia razionalità...
(sono una squilibrata, Steve Jobs sarebbe fiero di me, pace all'anima sua)